Trasferirsi in Italia o trasferirsi all’estero

La vita di managers e HNWI è sempre meno stanziale. La conoscenza delle lingue, la globalizzazione delle imprese, i moderni modelli di management, determinano con sempre maggior frequenza la rilocalizzazione delle famiglie. Gli aspetti familiari e fiscali che devono essere affrontati sono molto articolati: dal diritto del lavoro, a quello successorio, a quello tributario.

Il trasferimento fisico non si accompagna sempre con la perdita o con l’acquisizione dello status di residente fiscale italiano, con conseguenze importanti in termini di obblighi dichiarativi e di carico fiscale. Anche la scelta del momento opportuno per trasferirsi non può ignorarne i risvolti fiscali e deve essere valutata in base agli accordi bilaterali conclusi tra il paese di origine e quello di destinazione.

Dal 2017, l’Italia incentiva il trasferimento dall’estero di managers e professionisti con una detassazione del 50% dei redditi da lavoro dei primi 5 anni.

Chi invece vive dei rendimenti del proprio patrimonio è invitato a trasferirsi in Italia, con la possibilità di applicare un’imposta forfetaria di 100.000 euro all’anno, in luogo di tutte le imposte sui redditi di fonte estera. Questo regime può estendersi fino a 15 anni. Durante lo stesso periodo, il contribuente che si è trasferito in Italia non è tenuto agli obblighi di dichiarazione delle attività estere e non applica imposte di donazione o successione sui beni che non si trovano in Italia. La valutazione della convenienza e della modalità ottimale di fruizione di questo regime può essere affrontata con gli specialisti dello Studio Legale e Tributario Russo De Rosa Associati.